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Si avvicina la fine dell’anno ed anche la fine della legislatura. Si intravede il nuovo anno, ma non il nuovo Parlamento e tanto meno un nuovo Governo.
La maggior parte dei commentatori “di moda” considerano disastrosa la politica svolta negli ultimi cinque anni per quanto riguarda l’economia e il lavoro, mentre considerano positivo il risultato finale in materia di “diritti civili”.
Ciò che per alcuni ha nobilitato il Parlamento negli ultimi giorni di vita sarebbe l’approvazione della legge sulle Determinazioni anticipate di trattamento. Un provvedimento approvato facendo leva su una opinione pubblica disinformata ed anche su una lettura fuorviante di alcuni pronunciamenti del Papa. La legge è stata descritta come un passo in avanti nel rispetto della libertà e della dignità della persona, in sintonia con una Chiesa che finalmente riconosce le ragioni della modernità.
Tanti di noi, invece, sono convinti che il mandato parlamentare si è concluso nel peggiore dei modi, con l’inserimento del diritto all’eutanasia sotto le mentite spoglie del divieto di accanimento terapeutico e con il più spudorato fraintendimento del magistero pontificio.
Sbaglia certamente chi crede che i valori tradizionali – tra cui quello della difesa della vita – possano essere difesi attraverso una più aggressiva azione politica. Ma a questo punto è giusto anche dire che sbaglia di più chi crede che la nostra civiltà possa essere salvata da un atteggiamento remissivo nei confronti dell’opinione dominante.
Impressiona quindi e preoccupa constatare che solo alcune voci contrarie si siano sentite nel variegato mondo cattolico. Tra queste mi è sembrata molto interessante quella del Vescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, che ha dichiarato: “La libertà intesa come autodeterminazione, che questa legge afferma e assolutizza, non è in grado di tenere insieme niente e nessuno, nemmeno l’individuo con se stesso. (…) Ampie componenti del mondo cattolico si sono sottratte all’impegno a difesa di valori così fondamentali per la dignità della persona, timorose forse di creare in questo modo muri piuttosto che ponti. Ma i ponti non fondati sulla verità non reggono”.
Il nocciolo di ogni questione è sempre l’adesione alla realtà e alla verità delle cose.
In questo senso, è utile ricordare che la nostra civiltà non dipende dalla egemonia esercitata attraverso maggioranze parlamentari o governative, ma dalla forza della verità, riconosciuta e difesa.
Della verità certamente non siamo né padroni né interpreti, ma abbiamo il dovere di riconoscerla e di servirla quando si manifesta in tutta la sua evidenza attraverso la Tradizione.
Da qui credo si debba partire nel lavoro che ci aspetta prossimamente.

Buon Natale!