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Il deposito della sentenza della Corte Costituzionale n. 245/2017 ha destato grande entusiasmo nella maggioranza che governa la Regione. E’ stata definita come “sentenza molto favorevole” o addirittura “vittoria di grande portata”.
Se andiamo a leggere con curiosità la sentenza ed a rileggere con attenzione la legge istitutiva dell’Agenzia sarda delle entrate, dobbiamo prendere atto che in sostanza nulla è cambiato né nel potere dello Stato né nell’orientamento della giurisprudenza costituzionale.
Il Ministero dell’economia, che attraverso la Agenzia delle entrate (statale) riscuote le tasse, continuerà a riscuoterle e a devolverle solo successivamente alla Sardegna. Tra l’altro, continuerà a versare le quote di spettanza regionale “nelle contabilità speciali infruttifere intestate alle Regioni presso le sezioni di tesoreria provinciale dello Stato, su conti tenuti dalla Banca d’Italia”. L’impugnazione del Governo, infatti, è stata accolta sull’unico elemento concreto e innovativo della legge regionale: la norma che prevedeva che le somme spettanti alla Regione fossero trasferite direttamente alla Agenzia Sarda e non confluissero in uno dei conti infruttiferi che costituisco il sistema della tesoreria erariale manovrata dallo Stato centrale.
Solo un ingenuo – o un furbo: indovinate chi – può affermare che si tratti di “un aspetto assolutamente secondario della legge” o come dicono alcuni commentatori di un fatto “eminentemente tecnico”. Cosa direste voi se il vostro datore di lavoro o un vostro debitore versasse lo stipendio o il corrispettivo di un contratto non sul vostro conto corrente bancario ma su un conto infruttifero a voi intestato ma da lui acceso e da lui gestito?
In realtà, nel leggere la sentenza si rimane sorpresi delle continue ammissioni di irrilevanza dei poteri assegnati alla Agenzia dallo stesso legislatore regionale. Ammissioni fatte dallo stesso legale della Regione per convincere la Corte del fatto che neanche un frammento del potere centrale viene di fatto scalfito.
Infatti la difesa della Regione dichiara che la disposizione impugnata si limiterebbe “a porre un obiettivo di natura programmatica all’Amministrazione Regionale” e che “tale obiettivo potrà essere raggiunto solo con l’assenso dello Stato”. In un altro passo l’avvocato della Regione assicura che anche l’attività di controllo delle entrate da tributi devoluti, compartecipati e regionali derivati, prevista nella legge a favore della Agenzia Sarda è “completamente estranea al procedimento di accertamento e di riscossione dei tributi”.
E’ come dire: perché vi accanite contro questa povera legge, se è totalmente inoffensiva? State tranquilli: si vuol solo controllare che quanto ci attribuite è il giusto.
Ma quale controllo esterno è possibile se i meccanismi di accertamento e riscossione rimangono saldamente all’interno delle procedure statali?
L’unica azione forte nei confronti dello Stato in materia di entrate è stata fatta a suo tempo con i ricorsi promossi contro il Governo, alcuni dei quali erano in attesa di esame e che sono stati improvvidamente ritirati dalla attuale Giunta. Ad alcuni di quei ricorsi la Corte rispose affermando il pieno diritto della Regione ad accertare le entrate anche senza aver ricevuto dallo Stato le dovute informazioni contabili , in mancanza dei quali riconobbe la possibilità di utilizzare idonei “indicatori di gettito”.