Seleziona una pagina

Boato e bagliori della nottata elettorale pian piano si attenuano e la ragione comincia a riemergere.

La paura che arrivi a governare il nostro Paese un manipolo di sprovveduti urlatori è ancora viva e non deve essere sottovalutata. Ma le numerose ipotesi di alleanze capaci di trasformarsi in formule di governo, credo si debbano confrontare con un dato di fatto: il Presidente della Repubblica può dare un incarico pieno – non semplicemente esplorativo – solo ad una persona che abbia reali possibilità di ottenere un voto di fiducia dal Parlamento. E fino a quel momento i discorsi che si fanno non hanno più valore dei commenti che precedono l’inizio di un campionato di calcio.

Ciò che invece si può fare in questo momento è più importante e prezioso. Si tratta cioè di cercare di capire cosa sia successo e cosa stia ancora succedendo nella politica italiana ed europea.

C’è chi dice che stiano crescendo sempre più irrazionalità ed estremismo e che le forze più tradizionali e quindi più razionali abbiano il dovere di resistere nella loro trincea. PD e FI facciano una sana opposizione e aspettino da lì la ritirata di chi avrà l’onere di governare in questo difficile periodo di crisi.

Può essere vero. Ma a quale costo per il popolo?

È più arduo, ma anche necessario, riflettere e valorizzare ciò che nasce e si esprime in alcuni dei nuovi protagonisti. Non per salire sul carro dei vincitori e lucrare la loro benevolenza, ma per orientarsi sulla strada che abbiamo di fronte.

Sul versante di centro-destra, particolarmente in Sardegna, si è materializzato un fenomeno imprevedibile fino a poco tempo fa: l’alleanza tra un partito sovranista tradizionale e un nuovo soggetto che avendo radici nel secessionismo nordista si è trasformato e proposto come portatore di nuove istanze nazionalitarie e autonomiste con una forte attenzione a ciò che la gente vive nei drammi quotidiani.

Sarebbe un errore non valutare questo nuovo fenomeno come un avversario del centro-destra tradizionale e non provare invece a dialogarci per costruire una alleanza forte e seriamente orientata a dare risposte concrete nella nostra terra.

Forza Italia da noi ha sostanzialmente tenuto in un contesto non facile. Rimane il primo partito della coalizione. Questo dato di fatto non deve essere usato per preservare una sorta di vecchia e antipatica egemonia, ma per esercitare il ruolo di catalizzatore di una coesione nuova, adatta ai tempi, capace di raccogliere le provocazioni che si esprimono in voti di protesta.

Tutto ciò può materializzarsi in una presenza più attenta a valorizzare volti e realtà nuove, dentro una cornice che comprenda anche e soprattutto le istanze – spesso confuse – di un progetto nazionalitario sardo che non ci deve spaventare, ma che richiede più realismo e concretezza.