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“La macchina si è messa in moto, il referendum si farà” (Presidente catalano)

“La possibilità di un arresto per il Presidente catalano resta aperta” (Procuratore capo spagnolo)

Stiamo assistendo ad un drammatico susseguirsi di eventi in una delle regioni più vicine all’Italia e alla Sardegna. Uno scontro che rischierebbe di avere un epilogo tragico, se le parti in causa non trovassero un dignitoso compromesso.

La prima cosa da dire, quindi, non può essere che un appello alla ragione.

Tutti speriamo di non assistere a violenti atti repressivi.

In ogni caso la questione della richiesta di indipendenza catalana ci riguarda. Anche in Sardegna, infatti, sono presenti e ben rappresentati movimenti indipendentisti, che pongono una questione seria e che fino ad ora si stanno muovendo senza forzature, promuovendo un progetto di lungo periodo e non strappi istituzionali come quello realizzato a Barcellona.

E’ utile quindi coinvolgersi in un confronto che abbia a tema, in fondo, l’interesse della nostra isola.

Siamo una regione a statuto speciale, in uno stato che, dopo aver promosso una serie di riforme volte a riconoscere le autonomie regionali e locali, sta invertendo il senso di marcia verso la restaurazione del centralismo. Sono ormai innumerevoli i commenti e le dichiarazioni a favore della eliminazione delle autonomie differenziate e, anche se formalmente la specialità non viene abolita, gli spazi per esercitare le nostre prerogative vengono progressivamente ridotti attraverso la politica finanziaria e fiscale. La crisi finanziaria dello stato e la acritica adesione ai trattati europei imposti dai vertici europei, sintetizzabili nel “fiscal compact” fornisce molti alibi a chi, invidiando l’attuale nostra autonomia finanziaria, la erode sistematicamente con prelievi giustificati dall’esigenza di risanamento della finanza pubblica.

La cosiddetta “vertenza entrate” consiste proprio in questo e sorprende il fatto che una maggioranza regionale in cui è presente uno dei partiti indipendentisti sardi abbia per lungo tempo accettato supinamente le manovre confezionate dal Ministero dell’Economia.

Distinguere tra autonomia e indipendenza è importante per individuare i contenuti di una azione politica che sia efficace nel difendere la società e l’economia della Sardegna.

Sarà importante discuterne ancora più approfonditamente. Però una cosa può essere detta subito di fronte a quanto sta accadendo in Spagna. Le ragioni per cui la Catalogna chiede sovranità non sono le stesse che eventualmente possa avere la Sardegna. Così come le ragioni che stanno alla base dei referendum consultivi che si terranno in Veneto e Lombardia sono antitetiche rispetto a quelle che potremmo avere noi.

La richiesta di maggiore autonomia o addirittura di indipendenza fatta da una regione forte e ricca non va semplicemente contro lo stato centrale; mira invece a ledere gli interessi delle regioni più svantaggiate.

Chi offre, in buona fede, un entusiastico sostegno all’autodeterminazione della Catalogna forse dovrebbe riflettere meglio su quali siano i percorsi istituzionali veramente utili ai nostri destini.

Giorgio La Spisa