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Oggi sul Corriere della Sera è stata pubblicata una intervista di Massimo Franco al Cardinale Ruini.
È molto interessante per capire, sia riguardo al lontano passato sia a quello più recente, quale sia il criterio di ragionevolezza con cui i cattolici in Italia si sono rapportati con la politica.

Risulta evidente una grande differenza tra il periodo in cui esisteva un partito di ispirazione cattolica – durante la cosiddetta prima Repubblica – e quello successivo caratterizzato dall’avvento di nuovi partiti che non avevano più un riferimento esplicito con l’esperienza cristiana.

In entrambi i periodi la Chiesa italiana ha tenuto fermo il giudizio sui fondamenti del diritto naturale (libertà, vita, famiglia, educazione) come sovraordinati rispetto alle leggi dello Stato.

Questo è il cuore della questione, ora come allora!

Non riconoscere la permanenza, in qualunque tempo e luogo, di un limite naturale al potere dello Stato, dei suoi governi e delle sue leggi costituisce un cedimento gravissimo, che inevitabilmente porta a relativizzare tutto. Ma soprattutto conduce alla irrilevanza dei cristiani nella storia italiana, sarda ed europea.

L’effetto di questa irrilevanza non è semplicemente la lontananza dai problemi concreti e dalle loro soluzioni – un fatto già gravissimo – ma ancora di più è il fattore di indebolimento della stessa radice dell’esperienza cristiana: che la fede cambi la vita.

Ogni occasione, quindi, è buona per verificare questo.

Anche le elezioni del 4 marzo.

http://roma.corriere.it/notizie/politica/18_febbraio_07/camillo-ruini-nell-italia-arrabbiata-cattolici-rischiano-l-irrilevanza-83017c56-0c44-11e8-ac00-e73bcae47d08.shtml?refresh_ce-cp