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Da un lato la riscossa della politica nazionale rispetto ad una istituzione europea che sembra concepita e soprattutto dominata da un legame perverso tra burocrazia e interessi finanziari. Un sistema che, dietro il pur giusto richiamo ad armonizzare i meccanismi fiscali e contabili degli stati membri, non riesce più a nascondere lo strapotere di alcuni di questi stessi stati che traggono vantaggio dal proprio surplus commerciale, a sua volta favorito dall’unità monetaria, senza sostenere adeguatamente la crescita in tutti i paesi. L’ondata liberista che si è riversata sulle nostre strategie industriali, sulle nostre politiche di sostegno alle aree più svantaggiate, sul nostro sistema bancario, attraverso norme plasmate su un astratto principio di libera concorrenza, sta mettendo in ginocchio l’Italia e al suo interno le regioni più marginali.
Dall’altro lato, quindi, vogliamo che a governare vadano persone che guardino le regioni come la nostra per le potenzialità che hanno e non per i limiti in cui sono intrappolate. Che sappiano essere esigenti sul rispetto delle leggi e delle buone prassi, ma che non sottovalutino le condizioni oggettive di svantaggio. Solo così si potrà porre un freno alle utopie indipendentiste, che rischiano di assumere proporzioni fino ad ora inimmaginabili.
E’ sotto gli occhi di tutti un forte attacco alla specialità della nostra autonomia regionale. Non tanto attraverso tentativi di modifica della Costituzione e dello Statuto, ma tramite norme che in nome del risanamento finanziario stanno erodendo le risorse attribuite proprio per assicurare lo svolgimento di funzioni e poteri riconosciuti dalla Costituzione.
Questo è il cuore del dibattito politico in questo avvio di campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento Italiano.
Giorgio La Spisa