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Due fatti sono emergenti drammaticamente nelle cronache di questi primi torridi giorni d’estate. La vicenda del piccolo Charlie che ha commosso tutti e in qualche modo ha messo in discussione il trend generalmente favorevole all’eutanasia. E poi la presa di posizione dell’Italia sulla sostenibilità dell’attuale flusso migratorio.

In entrambi i casi l’esito non è scontato, ma almeno sembra che alcuni schemi ideologici stiano vacillando. Così come è giusto che vacillino il torpore e la noia con cui viviamo ormai quasi tutte le notizie che la rete dell’informazione ci impone.

Di fronte allo spettacolo di due genitori che si oppongono a medici e giuristi che intendono decidere al loro posto sul destino del proprio bambino, crollano tanti ragionamenti cinici a cui da tempo si sta piegando la nostra mentalità comune.

Ma anche sul tema della immigrazione, in cui si trova incastrato in queste settimane il disegno di legge sullo” ius soli”, vien fuori qualcosa di più delle solite diatribe tra buonisti e xenofobi.

Emerge, cioè, il cuore del problema: che immagine abbiamo di noi, della nostra comunità, del nostro stesso destino. E conseguentemente quante energie siamo ancora disposti ad investire sulla possibilità che il bene sia affermato sul male, la vita sulla morte, la felicità sulla disperazione.

Queste sono le questioni fondamentali su cui riprendere un dialogo che esca dalla palude delle contrapposizioni basate o sui residui di ideologie ormai morte o sull’utilitarismo economico o politico.

Qui si gioca il problema della nostra identità: sarda, italiana ed europea!

Giorgio La Spisa