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Per giudicare quello che è successo domenica in Italia credo sia necessario – anche se non facile -tenere distinti due aspetti: il merito politico e le regole costituzionali.

Partendo da quest’ultimo, sono veramente sorpreso dal fatto che si siano espressi giudizi totalmente discordanti: alcuni non hanno neanche un minimo dubbio sulla correttezza del Presidente della Repubblica, altri arrivano ad accusarlo di attentato alla Costituzione. Credo invece che il limite dei poteri del Presidente non siano così netti in quanto l’articolo 90 non dice se la proposta del presidente incaricato sia vincolante o no. D’altra parte è ben noto a chi ha studiato diritto costituzionale che la formazione di ogni governo è regolata in gran parte dalla prassi maturata negli anni.
Fatta questa premessa, io direi: attentato no, ma forzatura certamente sì. Il veto su Savona è stato giustificato sulla base della lettura di testi scritti ben prima della proposta di nomina e non sul contenuto del programma di governo. Si è trattato di un vero e proprio “processo alle intenzioni” – lo ha dichiarato lo stesso professore – e la corte non risiede in territorio italiano.
E’ lecito avere molta cautela sul tema dell’appartenenza all’Eurozona, ma è necessario che questo tema sia svolto nelle sedi opportune: nel Parlamento e nel Governo, non al Quirinale nel momento della nomina dei ministri.

Riguardo al merito politico, non si può negare che questa decisione abbia di fatto posto in evidenza il tema centrale della prossima campagna elettorale, che rischia di trasformarsi in un referendum sulla permanenza nell’Unione Europea. E’ prevedibile infatti che tutte le soluzioni ai problemi dei nostri cittadini vengano assorbite in questa scelta di fondo. Ma questo è pericoloso e ingiusto. A prescindere dalla moneta e dai vincoli del fiscal compact, la gran parte delle questioni a cui deve dare risposte la politica dipende dall’idea, dal progetto, dalla impostazione culturale dei diversi partiti. I punti nevralgici della crescita non dipendono dalla politica monetaria e neanche da quella fiscale: il lavoro, l’educazione, l’impresa, gli investimenti, la giustizia, la bioetica, inevitabilmente hanno implicazioni finanziarie, ma sono innanzi tutto questioni che richiedono un grande impegno di comprensione e di giudizio e quindi di confronto a partire dalla concezione che si ha del mondo e dell’esistenza umana.

Occorre recuperare la libertà e la passione per questo livello di confronto. Occorre resistere ai ricatti del mercato finanziario, e delle sue correlate tecnostrutture.