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Gli ultimi sviluppi della questione catalana mostrano ulteriori aspetti inquietanti. Sta emergendo infatti la vera origine del movimento indipendentista: una ideologia nazionalista condotta da una avanguardia di intellettuali e politici, che hanno strumentalizzato il malcontento popolare prodotto dalla crisi economica in atto.
Una ideologia, appunto, uno schema interpretativo della storia e dell’economia, un progetto politico fazioso, che nel passato è stato causa di contrasti, divisioni ed anche di guerre sanguinose.
Il nazionalismo, si badi bene, non deve essere confuso con il giusto riconoscimento di una propria identità nazionale. L’appartenenza ad una nazione. alla sua storia e alla sua cultura è certamente positiva, perchè arricchisce di contenuti la convivenza umana. Ma credo sia giusto tenere ben distinti “stato” e “nazione”.
Mi sembra cioè necessario che le diverse identità nazionali vivano e si tramandino di generazione in generazione, ma dentro ambiti istituzionali – anche statuali – sempre più ampi e inclusivi.
L’Europa sta attraversando un periodo molto critico, anche per l’influsso mai sopito di aspirazioni egemoniche e di particolarismi che il sogno dell’unità europea voleva superare.
Occorre impegnarsi in questa direzione, con la buona volontà di tutti.
Agli indipendentisti nostrani – cui va il più sincero rispetto – varrebbe la pena mostrare gli effetti negativi del referendum britannico che ha deciso per l’uscita del Regno Unito dall’Europa e del maldestro percorso intrapreso dal Parlamento Catalano che rischia di condurre la Spagna verso la catastrofe economia e sociale.
Se poi questi esempi non bastassero, sarebbe utile anche pensare a quanto potrebbe succedere in Italia se la nostra Costituzione consentisse alla Lombardia e al Veneto di decidere autonomamente il proprio regime fiscale a svantaggio delle regioni più disagiate come la nostra!

Giorgio La Spisa