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Stamattina ho partecipato alla conferenza stampa promossa da Fratelli d’Italia e Forza Italia in cui è stata annunciata l’iniziativa di un comitato per la raccolta di firme contrarie alla introduzione di una nuova legge che conceda la cittadinanza agli stranieri per il solo fatto di essere nati sul suolo italiano.
Alle diverse ragioni illustrate dai promotori del comitato ho aggiunto la mia personale convinzione che questa nuova forma di riconoscimento dello status di cittadino derivi in gran parte non da un effettivo bisogno degli stranieri presenti nel nostro Paese, ma da una ben precisa ideologia che tende in tutti i modi a scardinare i legami tradizionali.
La famiglia innanzi tutto è ancora una volta sotto attacco.
Con il criterio dello ius sanguinis la cittadinanza è connessa a due genitori che trasmettono ai propri piccoli un patrimonio di cultura, di morale, di fede che i figli potranno accettare o rifiutare da grandi, ma con cui comunque non possono non fare i conti. L’appartenenza ad un popolo è fondata su questo insieme di legami e di valori, più che sul fatto materiale di essere nati in una certa parte della Terra.
Il “sangue” è più importante del “suolo”. La compagnia umana in cui si cresce è più decisiva del contesto geografico.
Noi non siamo cittadini del mondo. Siamo gente che appartiene a un popolo.
Questo è il cuore della questione.

Giorgio La spisa