Seleziona una pagina

Che qualcosa di nuovo stesse per succedere lo si capiva da tempo. Ma come spesso accade la realtà è stata ancora più sorprendente

I commenti a caldo hanno sottolineato e in qualche modo accomunato i due fenomeni di successo indiscusso: la prevista affermazione dei 5 Stelle come primo partito in assoluto e il meno previsto sorpasso della Lega di Salvini rispetto ai partiti del centro-destra.

Molti hanno descritto la sostanziale sconfitta dei partiti tradizionali come il frutto di una rancorosa contestazione del sistema che avrebbe generato la crisi e il disagio di milioni di persone.

In parte è vero che il desiderio di cambiamento non ha tenuto conto dei contenuti e delle capacità di chi ha vinto. Ha premiato persone che facciamo fatica a immaginare all’opera in delicati incarichi ed ha promesso cose irrealizzabili.

Ma non sono tutti uguali.

La Lega ha sempre avuto ed ha ancora personaggi politici di spessore, presidenti di regione, sindaci, ministri che hanno dimostrato di saperci fare.

A questo dato di fatto aggiungiamo pure un’altra considerazione: un certo modo un po’ elitario e borghese di interpretare il ruolo politico ha stancato, perché non tiene conto della realtà di un popolo che soffre e lavora.

Questo popolo chiede continuamente, anche con manifestazioni a volte incomprensibili, di voltare lo sguardo da chi ha la vita tranquilla e ordinata verso chi vive in drammatiche condizioni personali e sociali.

È un monito che dobbiamo ascoltare, andando oltre il fastidio per certi contenuti e certi toni.

In Sardegna ci attendono sfide ad altissimo rischio. Ma le dobbiamo raccogliere, con coraggio e con nuova disponibilità a guardare ai possibili alleati di un percorso che non può essere fatto in doppio petto e scarpine eleganti.