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Nella lectio magistralis Ratzinger parte da una precisazione importante. L’Europa non è un continente identificabile geograficamente, ma è un “concetto culturale e storico”.

Fin dal V secolo a. C. infatti la definizione di Europa era incerta e nel corso dei secoli è cambiata continuamente.

La prima svolta in cui la storia fa emergere i connotati culturali dell’Europa consiste nella affermazione del regno dei Franchi (VIII secolo d. C.) come il Sacro Impero Romano. “… passo decisivo verso ciò che noi oggi intendiamo per Europa”. In questo stesso periodo resiste l’Impero Romano d’Oriente, che, pur con grandi differenze riguardo al rapporto tra potere civile e potere religioso, può essere accomunato alla stessa radice continentale.

La seconda svolta è quella della conquista di Bisanzio da parte dei Turchi nel 1453: “… una delle due ali dell’Europa rischiò in tal modo di scomparire, ma l’eredità bizantina non era morta: Mosca dichiara se stessa come la terza Roma e … si presenta come una propria forma di Europa … Questo spostamento verso nord dell’Europa bizantina portò con sé il fatto che anche i confini del continente si misero in movimento verso oriente”.

Una terza svolta è stata quella della Rivoluzione Francese, che dopo un lungo periodo di decadimento della cornice spirituale del Sacrum Imperium, determina anche formalmente la frantumazione di quella cornice “… senza cui l’Europa non avrebbe potuto formarsi … La fondazione sacrale della storia e dell’esistenza statuale viene rigettata: la storia non si misura più in base ad una idea di Dio ad essa precedente e che le dà forma; lo stato viene ormai considerato in termini puramente secolari, fondato sulla razionalità e sul volere dei cittadini”. La conseguenza è che “Dio e la sua volontà cessano di essere rilevanti nella vita pubblica. In questa maniera sorge, con la fine del XVIII e l’inizio del XIX, un nuovo tipo di scisma, la cui gravità noi percepiamo ora sempre più nettamente: la divisione tra cristiani e laici”.

Secondo Ratzinger è stato questo il momento della storia in cui l’identificazione tra “nazione” e “stato” ha posto le basi per le rivalità che sono da considerare le cause remote dei conflitti scoppiati nel XX secolo. Il rinnegamento di una realtà, giuridicamente rilevante, che precede il diritto positivo e lo stato stesso, porta inevitabilmente ad inaridire le radici della civiltà e della convivenza pacifica tra popoli e nazioni diverse.

Ciò che noi possiamo registrare anche oggi, dentro la crisi dell’occidente e delle stesse istituzioni europee, ha questa origine ultima. Se non ne abbiamo coscienza, rischiamo di restare smarriti e incapaci di vedere un presente e un futuro per il quale spendere le nostre energie.