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Immaginiamo una tempesta di sabbia nel deserto, che spaventa e confonde le tracce di chi lo attraversa e cambia tutti i punti di riferimento preesistenti.

Non viviamo noi in una fase storica in cui nella società, nell’economia e quindi anche nelle istituzioni sta saltando l’equilibrio – instabile – su cui ha poggiato gran parte della nostra esperienza nel mondo?

Direi di sì.

La serie ininterrotta di elezioni generali nei principali Paesi dell’Occidente, dall’America al Regno Unito e dalla Germania all’Italia, ha i caratteri di una vera e propria tempesta che ha cancellato i tradizionali percorsi caratterizzati dalla classica alternativa tra destra e sinistra.

Di fronte a questo nuovo fenomeno si possono avere diversi atteggiamenti.

Alcuni pensano di poter agire con pazienza e furbizia per costruire una sorta di restaurazione dell’ ancien regime. Si tratta in gran parte di quelle stesse persone che negli ultimi decenni hanno lavorato per attenuare le differenze tra i due grandi filoni del pensiero politico per confluire in una area governativa che pur nella alternanza ha garantito una sostanziale stabilità al sistema. Una stabilità che è stata usata dalle nuove forme del potere finanziario per favorire sempre più alcuni abbandonando un numero crescente di persone ad un destino sempre più grigio ed incerto.
E’ palpabile l’ansia di chi vuole a tutti i costi preservare il potere di tutti gli apparati: le varie burocrazie, le istituzioni bancarie, i mercati.

Altri ritengono di dover far esplodere questo sistema con ogni mezzo, facendo valere la quota di potere appena conquistata, senza un briciolo di prudente considerazione dei limiti contenuti in ogni tentativo umano. E’ in fondo la ricorrente tentazione di ogni rivoluzione, che spesso si è trasformata in dittatura.

Ma noi non possiamo stare a questo gioco. Non possiamo piegarci ad assecondare l’una o l’altra di queste alternative.

La cultura cristiana ha mostrato nel tempo che dopo le tempeste riemerge e permane il compito paziente della riscoperta delle tracce di un percorso che ha una meta certa.

Oggi più che mai non possiamo esimerci da un lavoro, da un dialogo, da una presenza. Non si tratta di recuperare uno schema teorico, ma piuttosto di leggere la realtà odierna individuando bisogni veri e risposte vere.

Libertà, lavoro, intrapresa, educazione: sono parole che oggi rappresentano ancora il valore della persona e della comunità e che richiedono una nuova capacità di interpretazione nella politica.

Questa strada non sarà la più agevole, ma è l’unica che possa dare al centro destra un patrimonio di contenuti che lo rilancino nel confronto politico dei prossimi mesi.
Se non ci assumiamo questa responsabilità, rischiamo di far crescere a dismisura il voto di protesta e quindi quei politici abilissimi nello sfruttamento del rancore sociale.