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Non è facile oggi resistere alla tentazione della sfiducia.

Tanto più questo è vero rispetto alla politica, ai suoi riti, ai suoi rappresentanti e quindi anche alle sue scadenze.

Tra poco tempo si vota per il rinnovo del Parlamento e del Governo e nessuno di noi sa chi possa avere i numeri per guidare il Paese. Tutti invece sappiamo che il maggiore partito sarà quello degli astenuti.

Per chi non si voglia rassegnare ad iscriversi a questo partito urge la necessità di riflettere e prima ancora di conoscere, quindi di incontrare e confrontarsi.

Venerdì 1 dicembre abbiamo invitato a Cagliari due persone che in questi anni sono state protagoniste della politica nazionale per dibattere con noi su un tema solo apparentemente banale: “Sardegna, Italia, Europa”.

Non è banale e neanche generico, perchè indica di per sè una scelta di fondo: riaffermare l’unità dell’Italia, non rinunciando alla identità della nazione sarda e neanche al grande progetto di una Europa dei popoli e delle culture.

In un tempo come il nostro, drammaticamente inquietato da avvenimenti come la Brexit, il referendum catalano e la crescita di movimenti indipendentisti anche in casa nostra, non è scontato proporre un programma che tenga insieme l’esigenza di autonomia regionale, la sovranità statale e la coesione continentale. Non è la via più comoda, ma è certamente la più seria e la più realista.

Chi sostiene l’utilità dell’indipendenza della Sardegna dallo stato Italiano ricorda sempre più Gaber quando cantava: “La rivoluzione? Oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente!”. Non solo perchè oggi non ci sarebbero i numeri per vincere in un ipotetico referendum, ma soprattutto perchè nessuno ancora è riuscito a spiegare quali possano essere le risorse economiche e strutturali con cui gestire uno stato indipendente.

Ed anche chi tuona continuamente contro l’Europa e la sua moneta non è in grado di descrivere gli effetti dell’uscita dell’Italia dall’Eurozona.

Questo non vuol dire che siamo contenti dello stato Italiano nè che sottovalutiamo i fortissimi limiti di un meccanismo di governo europeo forgiato da quello che l’economista Sapelli definisce “ordoliberismo teutonico”.

Sappiamo invece che la strada della crescita è una via strettissima e in salita. Ed occorre molto coraggio e intelligenza per percorrerla.

Iniziamo quindi questo periodo pre elettorale con la voglia di capire, di studiare e di proporre soluzioni, non semplici slogan.

Giorgio La Spisa