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La maggioranza che governa la regione sta da tempo mostrando un grande affanno. Due materie sono particolarmente nell’occhio del ciclone: la sanità e l’urbanistica.

Sulla sanità pesa permanentemente sia la difficoltà nel tenere sotto controllo la spesa, sia la inadeguatezza dei servizi su tutto il territorio regionale.

Una duplice premessa è d’obbligo.
La prima: la crescita della spesa per la salute è fisiologicamente in crescita ovunque in occidente a causa sia dell’incremento della vita media (gli anziani hanno bisogno di maggiori cure) sia della continua e positiva evoluzione dei farmaci e delle tecniche diagnostiche e terapeutiche.
La seconda: la qualità dei servizi dipende molto dalla conformazione geografica e demografica. E purtroppo la nostra isola è molto grande e poco popolata. Abbiamo da un lato la necessità di garantire servizi dignitosi anche nelle zone interne o periferiche e dall’altro è necessario raggiungere un certo numero di trattamenti per mantenere una buona qualità della cura.

Questi due punti pregiudiziali devono essere sempre presenti quando si decide sulle risorse da destinare alla sanità e sul dimensionamento della rete dei servizi territoriali e ospedalieri.

Il Consiglio oggi è sotto assedio perché non riesce a risanare il disavanzo delle Aziende sanitarie e contemporaneamente non riesce a ottenere un significativo consenso sulle scelte di ridimensionamento della rete ospedaliera.

Come spesso accade, poi, sulle decisioni da prendere incide in maniera preponderante non l’intelligenza nel giudicare i dati e i fatti ma il calcolo politico elettorale.

In questo contesto suscita sorpresa e forse anche ilarità la rumorosa polemica tra Massimo Zedda e Renato Soru. Il primo sostiene che Cagliari sia stata penalizzata rispetto al resto della Sardegna. Il secondo ricorda al primo il dovere di rappresentare tutto il territorio della città metropolitana, contro la quale invece si scagliano i sindaci delle aree interne.

L’unità della sinistra è ormai un miraggio. Ma quel che è più grave è l’effetto dirompente sui conti e sulla qualità dei servizi sanitari.

Giorgio La Spisa